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Situazione in Svizzera

 

Economia e diritti umani : cosa fa la Svizzera ?

La Svizzera si impegna in diverse iniziative internazionali affinché le imprese private rispettino meglio i diritti umani e proteggano l’ambiente. Il problema è che tutte queste iniziative si basano su meccanismi volontari e mirano ad un’autoregolazione delle imprese. La politica svizzera è finora restata chiusa ad una regolazione vincolante che obbligherebbe le imprese a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali, e prevederebbe sanzioni in caso di non-rispetto.


Assenza di un concetto globale

La Svizzera, al contrario di numerosi altri Stati, non dispone – sul tema economia e diritti umani – di un concetto globale che potrebbe servire da riferimento per i diversi uffici federali che collaborano con il settore privato. Il solo documento ufficiale è un concetto molto generale e non vincolante della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) sulla responsabilità sociale delle imprese.

La definizione di una politica della Svizzera sul tema economia e diritti umani costituirebbe un primo passo per mettere un po’ di ordine e di coerenza nelle sparpagliate attività degli uffici federali : Segreteria di Stato dell’economia (Seco), Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), Divisione politica IV del DFAE, Ufficio federale dell’ambiente, ecc. Tale definizione permetterebbe di attenuare alcune contraddizioni, in particolare tra le posizioni della politica estera e quelle della politica economica estera.

L’impatto di una tale concetto globale dipenderà comunque ampiamente dalla maniera in cui sarà stato elaborato e dal modo in cui verrà applicato. Fino a quando i meccanismi di promozione del rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali da parte del settore privato resteranno volontari, il risultato dipenderà dall’interpretazione e dalla buona volontà delle imprese.

Una posizione così debole verso l’economia non permetterà alla Svizzera di adempiere al suo « obbligo di proteggere » (‘duty to protect’) come John Ruggie, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la questione dei diritti umani e delle imprese, l’ha definito nel suo quadro di riferimento (« Proteggere, rispettare e risarcire ») e nelle sue Linee guida [1]  d’applicazione adottate nel giugno 2011 dal Consiglio dei diritti umani. Il rispetto dei diritti umani nel settore privato non può essere lasciato al beneplacito delle imprese.


Iniziative sostenute dalla Svizzera

La Svizzera partecipa attualmente alle iniziative ed ai processi seguenti [2] :

  • Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali
    Le Linee guida dell’OCSE definiscono alcuni standard per le imprese attive sul piano internazionale. Ogni Stato firmatario è tenuto ad istaurare un punto di contatto nazionale (PCN) come istanza di denuncia. Il PCN della Svizzera è debole. Situato presso la sezione di promozione degli investimenti della Seco, vicino agli ambienti economici, non dispone dell’indipendenza richiesta. La Seco ha trattato solo con molta riserva le denunce depositate contro alcune imprese svizzere (Triumph, Xstrata o Nestlé, per esempio). Le dichiarazioni finali sono deboli, le eventuali violazioni dei principi da parte delle imprese sono state sottaciute. Sarebbe urgente che il PCN svizzero – come quelli dei Paesi Bassi e del Regno Unito – allargasse la sua base istituzionale integrando in maniera strutturale altri uffici federali e associando diversi stakeholders (organizzazioni della società civile e sindacati). Il PCN svizzero dovrebbe essere dotato di risorse supplementari per poter trattare le denunce in maniera più efficace.
  • Processo Ruggie del Consiglio dei diritti umani (ONU)
    La Svizzera ha sostenuto – finanziariamente e con risorse in personale – i lavori di John Ruggie, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la questione dei diritti umani e delle imprese. Durante i sei anni che è durato il processo, la Svizzera non ha comunque fatto niente di realmente significativo per la sua propria politica nei confronti del settore privato.
  • Patto mondiale dell’ONU (Global Compact)
    La Svizzera ha fin dall’inizio – attraverso la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) – contribuito al finanziamento dell’ufficio del Patto mondiale dell’ONU à New York, in particolare pagando il salario di un collaboratore svizzero. Ha, tra l’altro, sostenuto finanziariamente l’iniziativa Who Cares Wins che vuole far aderire il settore della finanza ai principi del Patto mondiale.
  • Centro di competenza svizzero per i diritti umani
    Numerosi paesi europei dispongono di un’istituzione nazionale per i diritti umani. La Svizzera è stata per lungo tempo reticente. Nel 2009, sotto la pressione delle ONG e del Consiglio dei diritti umani,ha deciso – piuttosto malvolentieri – di lanciare un centro di competenza per i diritti umani sotto forma di un progetto pilota di una durata iniziale di cinque anni. Questo centro di prestazioni universitario lavora dalla primavera del 2011 su sei ambiti tematici, tra cui economia e diritti umani [3].
  • Concetto « responsabilità sociale delle imprese » (RSI) della Seco
    Il concetto RSI della Seco [4] è il solo documento ufficiale dell’amministrazione federale sulla responsabilità sociale ed ambientale delle imprese. Oltre la metà del testo consiste in un’introduzione tematica generale. Il concetto contiene solo due punti concreti. Dapprima, rileva diverse volte che il ruolo dello Stato consiste esclusivamente nel sostenere lo sviluppo di meccanismi che mirano a promuovere una politica d’impresa socialmente ed ecologicamente responsabile. In seguito, sottolinea che il tema della RSI è, in seno all’amministrazione federale, chiaramente un ambito di competenza della Seco. Altri uffici – per esempio la divisione Politica IV del DFAE – si occupano anche intensamente di questo tema.  
  • Codice di condotta internazionale per i servizi privati di sicurezza
    La Svizzera ha partecipato molto attivamente all’elaborazione del Documento di Montreux (2008) [5]  che vuole promuovere il rispetto del diritto internazionale da parte delle società di sicurezza private. Ne è risultato – anche con il sostegno della Svizzera – un codice di condotta (2010) formulato dalle imprese [6]. Il Consiglio federale intende presentare ancora nel 2011 alcune proposte che intendono vietare alcune attività ed imporre un dovere d’informare alle società di sicurezza con sede in Svizzera.
  • Business nelle regioni di conflitto
    Parallelamente al processo Ruggie in seno al Consiglio dei diritti umani, la Svizzera ha sostenuto diverse iniziative sul tema economia e diritti umani nelle zone di conflitto. Ha, tra l’altro, finanziato :

-        un processo interstatale informale sul tema Business and Human Rights in Conflict-affected Regions: the Role of the State (2010);

-        un processo di formulazione politica in collaborazione con l’Institute for Human Rights and Business (Londra), che ha fornito le basi di un rapporto di John Ruggie sul tema Business and Conflict : Human Rights Due Diligence in Conflict Situations (2010);

-        uno studio dell’Institute for Human Rights and Business (Londra) sulla responsabilità delle imprese nei paesi ad alto rischio : FromRed to Green Flags, The corporate responsibility to respect human rights in high-risk countries (2011).

 

La Svizzera sostiene peraltro diverse iniziative come :

  • i Principi volontari sulla sicurezza ed i diritti umani
  • la Global Business Initiative on Human Rights
  • l’Iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive
  • il processo di Kimberley

Convenzioni internazionali e standard ambientali

Ad eccezione dell’ambito delle società di sicurezza (vedi più in alto), la Svizzera non mostra per nienteinteresse nel definire regole giuridicamente vincolanti per l’economia. Ha tuttavia firmato diverse convenzioni:

  • Convenzioni sui diritti umani (ratificate nel 1992)

-   Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociale e culturali

Contiene tra l’altro :

-        il diritto al lavoro ed alcuni diritti relativi al mondo del lavoro (condizioni di lavoro, diritti dei lavoratori e lavoratrici, diritto di sciopero);

-        il diritto ad un’esistenza sicura (standard di vita adeguata, sicurezza sociale).

-   Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici

Contiene tra l’altro :

-        il diritto alla protezione dell’integrità personale (diritto alla vita, divieto della tortura, della schiavitù e del lavoro forzato, diritto alla libertà ed alla sicurezza, diritto ad un trattamento conforme alla dignità umana nell’esecuzione di una pena);

-        il diritto alla libertà (libertà di movimento e di scelta di residenza, libertà d’espressione, libertà di riunione e diritti sindacali, diritto all’informazione ed all’accesso all’informazione, libertà di pensiero, di coscienza e di religione).

  • Le otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO)

Comprendono il divieto del lavoro forzato, della discriminazione e del lavoro dei bambini, il diritto alla libertà d’organizzazione ed alla negoziazione collettiva. 


La Svizzera ha peraltro aderito a diversi standard ambientali :

  • Protocollo di Nagoya per la conservazione della biodiversità (firmato nel 2011)
  • Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (ratificata nel 2003)
  • Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza relativo alla Convenzione sulla diversità biologica (ratificato nel 2002)
  • Convenzione PIC di Rotterdam sulla procedura di assenso preliminare con conoscenza di causa per taluni prodotti chimici e antiparassitari pericolosi nel commercio internazionale (ratificata nel 2002)
  • Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (ratificata nel 1993) e Protocollo di Kyoto (adesione nel 2003 ed entrata in vigore nel 2005)
  • Convenzione sulla diversità biologica (ratificata nel 1994)
  • Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione (ratificata nel 1990)

 


[1]Guiding Principles on Business and Human Rights, 2011. www.business-humanrights.org

[2]Sulle iniziative in particolare, vedi anche le schede : « Responsabilità sociale delle imprese : i limiti dell’autoregolazione » e « Responsabilità sociale delle imprese : alcuni esempi ».

[3]www.skmr.ch

[4]www.seco.admin.ch/themen/00645/04008/index.html?lang=it

[5]www.eda.admin.ch/eda/it/home/topics/intla/humlaw/pse/psechi.html

[6]www.admin.ch/aktuell/00089/index.html?lang=it&msg-id=36144

 

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