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Rivendicazioni



L’autoregolazione non basta.

Esigiamo dal Consiglio federale e dal Parlamento di fare in modo che le imprese con sede in Svizzera debbano rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

 

 

Sono necessarie basi legali

  • è affinché le multinazionali svizzere – per le loro attività, le loro filiali e fornitori – debbano prendere le misure necessarie per evitare le violazioni dei diritti umani e i degradi ambientali qui e altrove (obbligo di «vigilare»);
  • è affinché le persone che subiscono danni legati alle attività delle multinazionali svizzere, delle loro filiali e fornitori, possano sporgere querela in Svizzera ed esigere dei risarcimenti.

Rivendicazioni della campagna

Le iniziative volontarie, che si basano sull’autoregolazione delle imprese, si sono rilevate insufficienti per impedire le violazioni dei diritti umani e la distruzione dell’ambiente. E’ per questo che la campagna « Diritto senza frontiere » mira a completare i concetti di responsabilità sociale delle imprese con la creazione di un quadro giuridico vincolante : chiediamo al Consiglio federale ed al Parlamento di fare in modo che le imprese svizzere debbano rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

Oggi non esiste un tale obbligo. Quando una filiale di Glencore, di Nestlé o di Novartis commette violazioni dei diritti umani, la casa madre non assume nessuna responsabilità giuridica. Questo vale a dire concretamente una deresponsabilizzazione delle case madri in materia di diritti umani e d’ambiente. Questo significa anche che le vittime non hanno spesso nessuna possibilità di accedere alla giustizia.

Un buon esempio sono gli investimenti di Glencore nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). La casa madre detiene il 74% delle azioni della sua filiale Katanga Mining Limited (KML). Esercita dunque de facto un controllo economico su questa filiale. In caso di inquinamento di corsi d’acqua, di violenze da parte della polizia o di gravi minacce ai diritti umani, Glencore non assume tuttavia nessuna responsabilità. Le vittime possono chiedere risarcimenti solo alla filiale, davanti ad un tribunale congolese. Nella RDC, una tale procedura non ha però nessuna possibilità di successo.

Per incoraggiare il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente ovunque nel mondo, è dunque necessaria una riforma legale. Conviene, da una parte, togliere la separazione giuridica (‘corporate veil’) che esiste tra le case madri e le loro filiali, introducendo un obbligo per le case madri di vegliare al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente da parte delle loro filiali. D’altra parte, bisogna ridurre gli ostacoli di procedura che impediscono alle vittime di aver accesso ai risarcimenti.


Togliere la separazione giuridica tra case madri e filiali

Per la campagna « Diritto senza frontiere », il direttore esecutivo ed il consiglio d’amministrazione di una società transnazionale svizzera dovrebbero essere obbligati a creare politiche per garantire che le loro filiali, le loro joint venture ed i loro fornitori proteggano l’ambiente e rispettino i diritti umani delle popolazioni locali, degli impiegati, delle impiegate e degli altri attori con i quali sono in relazione d’affari. Questa dimensione preventiva è capitale.

Un tale obbligo legale permetterebbe di ristabilire una coerenza tra la realtà giuridica e la realtà economica : quando una casa madre possiede la maggioranza delle azioni di una filiale dove acquista una parte considerevole della produzione di un fornitore, ha de facto un controllo su quest’ultimo. Esercita un potere per influenzare le sue decisioni strategiche ed economiche, garantire la qualità dei prodotti e delle prestazioni. Tuttavia, utilizza in modo insufficiente, persino per nulla, questa influenza per migliorare le politiche di diritti umani ed ambientali dei suoi partner d’affari.


Permettere l’accesso delle vittime alla giustizia

Un tale obbligo legale permetterebbe anche alle vittime di avere accesso alla giustizia. In effetti, oggi, le vittime di abuso dei diritti umani possono sporgere denuncia unicamente contro la filiale locale e davanti ai tribunali dei paesi dove hanno avuto luogo gli abusi. Nei paesi a debole governance però, nelle zone in guerra, nel caso di regimi autoritari e non democratici, l’accesso ad una giustizia indipendente e neutra non è garantita. Le vittime vengono sottoposte a pressioni psicologiche, persino minacciate di morte quando sporgono denuncia contro una grande impresa. Anche se in alcune espropriazioni, in alcuni spostamenti forzati di popolazione, lavori forzati persino assassinii potrebbe essere provata una complicità delle imprese, i tribunali rischiano di pronunciare dei non luoghi a procedere o di dichiarare l’impresa non colpevole. I problemi posti dalla mancanza d’accesso alla giustizia sono stati sottolineati a più riprese da John Ruggie, il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la questione dei diritti umani e delle imprese transnazionali ed altre imprese.[1] Anche la mancanza d’accesso delle vittime alla giustizia è stata criticata da uno studio effettuato dall’Università d’Edimburgo e mandatato dal Commissario europeo per le imprese e l’industria [2].

L’accesso alla giustizia esige anche di togliere gli ostacoli di procedura. Allo stato attuale, i codici di procedura svizzeri permettono difficilmente alle vittime di abuso dei diritti umani di accedere alla giustizia. Per ragioni di costi, umani e finanziari. In effetti, le vittime d’abuso commesso nei paesi in sviluppo sono spesso membri di comunità indigene o giovani lavoratori e lavoratrici che beneficiano di poco sostegno politico, non hanno fatto studi superiori e guadagnano poco o male la loro vita. E’ difficile per queste persone condurre, sole, una procedura lunga e costosa in Svizzera. Senza la possibilità di depositare domande collettive o senza il diritto delle associazioni di rappresentarli, è poco probabile che possano passare all’azione e far valere i loro diritti. Un'altra difficoltà risulta dall’assenza di procedura di “discovery” nel diritto (civile) svizzero. Concretamente, la legge non obbliga un’impresa a svelare i documenti interni che potrebbero essere decisivi per aver una conoscenza esatta dei fatti. Questi due esempi mostrano la necessità di procedere a cambiamenti nei codici di procedura, per permettere alle vittime d’abuso dei diritti umani e dell’ambiente di accedere alla giustizia, in Svizzera.


 A vantaggio delle imprese

In maniera generale, queste diverse riforme del diritto svizzero avvantaggerebbero anche le imprese. Stabilendo un quadro giuridicamente vincolante, la Svizzera sosterebbe gli sforzi delle imprese per una miglior presa in considerazione dei diritti umani e degli standard ambientali nella loro filosofia e nelle loro pratiche d’affari. Le imprese ci guadagnerebbero una sicurezza. Le protezioni non solamente definirebbero come integrare i diritti umani e gli standard ambientali nelle loro attività, ma creerebbero anche una forma d’uguaglianza di diritto imponendo una norma valevole per tutte le grandi società svizzere.

 


[1]Sui lavori di John Ruggie, vedi
  http://www.ohchr.org/EN/Issues/Business/Pages/SRSGTransCorpIndex.aspx 
  www.business-humanrights.org/SpecialRepPortal/Home

[2]Daniel Augenstein, Study of the Legal Framework on Human Rights and the Environment Applicable to
  European Enterprises Operating Outside the European Union, University of Edinburgh, 2010

 

Résumé de l’étude Membrez :

 

vers l’ensemble de l’étude:

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