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Attualità

Lancio dell'iniziativa per multinazionali responsabili

Veröffentlicht am 20/04/2015

Le multinazionali svizzere sono regolarmente implicate nelle violazioni dei diritti umani o nei danni all’ambiente. Per porvi fine, un’ampia coalizione di organizzazioni di politica di sviluppo, di difesa dell’ambiente e dei diritti umani ha lanciato, nel 2011, la petizione «Diritto senza frontiere». Lo scopo di questa campagna era incitare il Parlamento ed il Consiglio federale ad adottare misure affinché le imprese domiciliate in Svizzera siano tenute a rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

Questa rivendicazione è stata ampiamente sostenuta: oltre 135 000 persone hanno firmato la petizione «Diritto senza frontiere» ed affermato così che le misure volontarie delle imprese non bastano a proteggere i diritti umani e l’ambiente.

Il Consiglio federale ed il Parlamento tuttavia rifiutano ancora di andare oltre le iniziative volontarie. È per questo motivo che una nuova coalizione ha deciso di lanciare l’iniziativa per multinazionali responsabili – per lottare contro lo sfruttamento degli esseri umani e i danni all’ambiente da parte di imprese svizzere.

Ulteriori informazioni sull’iniziativa ed altra documentazione della campagna su www.iniziativa-multinazionali.ch

Ostinazione conservatrice blocca la responsabilità delle imprese in Parlamento

Veröffentlicht am 12/03/2015

Comunicato stampa

Berna, 11 marzo 2015

Il Consiglio nazionale rifiuta una mozione per un dovere di diligenza ragionevole

Oggi, al termine di un dibattito animato, il Consiglio nazionale ha dapprima adottato la mozione per maggiore responsabilità delle multinazionali, poi l’ha rifiutata in seguito ad una proposta di nuovo esame. Questa decisione mostra che una scarsa maggioranza del Parlamento non si cura di una politica della Svizzera rispettosa dei diritti umani ed orientata al futuro. Per «Diritto senza frontiere» è chiaro che la questione è di competenza della volontà popolare. Un’iniziativa per la responsabilità delle multinazionali sarà lanciata a fine aprile.

La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE – N) chiedeva in una mozione l’ancoraggio nella legge di un dovere di diligenza ragionevole delle imprese in materia di diritti umani e d’ambiente. La proposta orientata sulla prevenzione beneficiava di un ampio sostegno negli ambienti economici e politici. Il dibattito al Consiglio nazionale è così cominciato in maniera promettente: dopo una discussione accurata, la mozione è stata accettata con 91 voti contro 90, con il voto decisivo del presidente. Per circa un’ora e mezza, la Svizzera era pioniera in materia di responsabilità delle imprese.

Malgrado quest’ampia alleanza, la situazione si è ribaltata. La metà della destra dell’emiciclo e le lobby economiche si sono concertate, e questo ha sfociato in una proposta di nuovo esame risultato dai ranghi del PPD. Proprio prima della fine della seduta, alle 18.47, una nuova votazione si è conclusa con un rifiuto: 95 no contro 86 sì.

La decisione molto risicata del Consiglio nazionale contro maggiore responsabilità delle multinazionali, mostra due cose. Da una parte, una significativa minoranza del Parlamento pensa che la Svizzera di domani debba richiamare al proprio dovere le multinazionali. D’altra parte, le forze conservatrici che non si curano del trend internazionale verso imprese pienamente responsabili, riescono sempre ad imporsi. Questo blocco su una questione centrale dell’applicazione delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, indica che niente si muoverà in Svizzera senza una forte pressione.

Ecco perché, all’inizio di quest’anno, oltre 60 organizzazioni non governative hanno deciso di lanciare un’iniziativa per multinazionali responsabili. Una tale iniziativa popolare è più che mai necessaria e ci sono buone possibilità che ottenga un ampio sostegno. A fine aprile sarà presentata all’opinione pubblica.

Per ulteriori informazioni:

Rahel Ruch, coordinatrice Diritto senza frontiere Tel. 076 517 02 08, rahel.ruch@alliancesud.ch
Michel Egger, coordinatore Diritto senza frontiere, Tel. 079 599 97 30, michel.egger@alliancesud.ch

 

«Diritto senza frontiere» è una coalizione di oltre 50 organizzazioni di sviluppo e di diritti umani, associazioni ambientaliste e femminili, sindacati, gruppi religiosi ed associazioni di azionari critici. S’impegna in favore di regole vincolanti che obblighino le multinazionali a rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo. www.dirittosenzafrontiere.ch

 

Accesso al risarcimento: primo passo

Veröffentlicht am 27/11/2014

Comunicato Stampa
Berna, 26.11.2014

Il Consiglio degli Stati accetta il postulato della CPE sull’accesso alla giustizia

Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi il postulato 14.3663 che esige un rapporto sull’accesso al risarcimento per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese. La via è così tracciata affinché il Consiglio federale possa colmare una grave lacuna che tocca queste persone. La coalizione “Diritto senza frontiere” chiede un chiarimento rapido e completo della situazione attuale così come misure tangibili della Svizzera.

Nel 2012 è stata depositata la petizione “Diritto senza frontiere”, i cui 135'000 firmatari chiedevano che le multinazionali svizzere rispettino i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo, e che le vittime di violazioni potessero accedere alla giustizia in Svizzera. La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha ripreso questa seconda parte della petizione nel postulato accettato oggi dal Consiglio degli Stati. Il Consiglio federale dovrà studiare le misure giudiziarie ed extragiudiziarie attuate in altri Stati affinché le persone i cui diritti umani sono stati violati da un’impresa in un paese ospite possano ottenere un accesso effettivo al risarcimento nello Stato d’origine delle imprese. Il Consiglio federale è incaricato inoltre di esaminare quali sarebbero le misure appropriate per la Svizzera.

Con l’adozione di questo postulato, il Consiglio federale ha ricevuto il mandato di analizzare in maniera approfondita il terzo pilastro delle Linee Guida dell’ONUrelative alle imprese ed ai diritti umani (“accesso alle vie legali”). E’ una necessità perché, come riconosciuto dal Consiglio federale nella sua risposta al postulato, in questo ambito vi sono ancora lacune. Un simile rapporto “fornirà informazioni aggiornate in due ambiti che in precedenza erano stati solo marginalmente presi in considerazione o considerati sotto altri punti di vista”. Per questo motivo il Consiglio federale intende integrare il rapporto nel Piano d’azione nazionale per l’attuazione delle Linee guida dell’ONU (in seguito al postulato 12.3503).

“Diritto senza frontiere” chiede al Consiglio federale di mettersi velocemente al lavoro, affinché il Piano d’azione nazionale atteso per dicembre 2014 non venga ancora posticipato. Inoltre, la coalizione aspetta un chiarimento delle lacune attuali del diritto svizzero così come misure tangibili per un miglioramento della situazione delle persone coinvolte.  

L'autoregolamentazione da sola non basta

Veröffentlicht am 18/09/2014

Comunicato stampa di «Diritto senza frontiere» Berna, 16 settembre 2014

Sia lo Stato che le imprese devono assumersi degli obblighi. Questa è la conclusione del Simposio annuale “Diritto senza frontiere” seguito da quasi 200 participanti dell’economia, della scienza e della società civile.

I diversi relatori hanno discusso i metodi per garantire che le imprese svizzere rispettino i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo

Antoinette Hunziker-Ebneter, CEO di Forma Futura Invest AG ed ex presidente della Borsa svizzera, ha aperto il terzo simposio annuale della coalizione «Diritto senza frontiere» dichiarando: «C’è un dovere morale e giuridico di rispettare e promuovere i diritti umani. Questo dovere vale anche per le multinazionali e si deve poterlo far valere in via giudiziaria». Dopo queste vibranti parole di benvenuto, Elizabeth Umlas, scienziata ed esperta di lungo corso delle problematiche legate alle imprese ed ai diritti umani, ha analizzato i punti di forza e di debolezza delle iniziative volontarie. Ha affermato che le iniziative volontarie di Responsabilità Sociale e Ambientale (RSA) delle imprese possono, in alcuni casi, essere un complemento significativo alle regole giuridiche, ma che non possono sostituirle. Elizabeth Umlas ha criticato come illegittimo il lobbying delle imprese e delle associazioni economiche contro le regole vincolanti.

In seguito, Silvie Lang della campagna Clean Clothes e Philipp Jennings d’UNI Global Union hanno presentato un caso concreto: il crollo delle fabbriche tessili in Bangladesh nell’aprile 2013. Philipp Jennings ha mostrato i tragici effetti di un’insufficiente autoregolamentazione. Ha sottolineato che, con l’accordo sulla sicurezza dopo Rana Plaza, si è entrati in una nuova era, aprendo la porta a misure vincolanti. Ora esistono nel Bangladesh almeno ispettori indipendenti e un piano d’applicazione. Jennings ha chiesto perché Migros e Coop non abbiano firmato l’accordo sulla sicurezza. Silvie Lang ha fatto il collegamento con la Svizzera, ricordando che molte imprese internazionali della moda, tra le quali Charles Vögele, Triumph o Tally Weijl, hanno la loro sede in Svizzera.

Christoph Brunn dell’Oeko-Institut di Darmstadt ha presentato i risultati di IMPACT, il più importante studio europeo mai realizzato sugli effetti della RSA. Ha sostenuto un maggiore orientamento sugli effetti societari delle attività delle imprese, sia nelle RSA che nella politica. È arrivato alla conclusione che le misure volontarie e la regolamentazione vanno di pari passo.

La seconda parte del simposio è stata dedicata ad una tavola rotonda. «Conviene rivedere la nozione di rischio, passando da una definizione incentrata sull’impresa a una visione orientata sulle popolazioni toccate», ha dichiarato Elizabeth Umlas. «Un tale cambiamento è, insieme alla trasparenza sui problemi riscontrati, una delle condizioni perché la RSA porti dei frutti», ha ribadito Matthias Leisinger, Head of Corporate Responsibility di Kuoni. Frédéric Chenais, della Divisione Sicurezza umana del DFAE, ha affermato che: «Non è nell’interesse della Svizzera giocare un ruolo precursore sul piano internazionale, in quanto il pericolo che le imprese se ne vadano è troppo grande». Andreas Missbach della Dichiarazione di Berna ha risposto, esempi alla mano, che: «i progressi realizzati in materia di diritti umani e imprese sono stati realizzati perché i governi hanno preso posizione, trascinando altri Stati nella loro scia».

Per concludere, Manon Schick, direttrice di Amnesty International, ha dichiarato: «La palla è ora nel campo del Parlamento. Se le misure proposte non sono sufficienti, per la coalizione “Diritto senza frontiere” rimarrà la possibilità di scendere in campo con un’iniziativa popolare».

Passo importante per i diritti umani

Veröffentlicht am 08/09/2014

Comunicato stampa di “Diritto senza frontiere” del 2 settembre 2014

La CPE-N ha adottato una mozione per dar seguito al Rapporto di diritto comparato del Consiglio federale, chiedendo un dovere di diligenza vincolante in materia di diritti umani e d’ambiente per le imprese. “Diritto senza frontiere” accoglie favorevolmente questa perspicace decisione per i diritti umani.

Nel maggio scorso è stato pubblicato il rapporto del Consiglio federale sul dovere di diligenza delle imprese in materia di diritti umani (“Rapporto di diritto comparato”), chiesto dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N). Questo rapporto mostrava diverse possibilità per ancorare un tale obbligo nella legge. La CPE-N ha compiuto un passo logico adottando una mozione che chiede un progetto di modifica legale corrispondente nell’ambito della prossima revisione del diritto della società anonima o con un progetto distinto. È stata così posata la base per l’applicazione della petizione “Diritto senza frontiere” che è stata consegnata nel 2012 con 135'000 firme.

L’introduzione di un simile dovere di diligenza costituirebbe una misura importante per prevenire le violazioni ai diritti umani ed all’ambiente. Porterebbe le imprese ad identificare i rischi effettivi e potenziali delle violazioni, a prendere le misure richieste, ad informare sui meccanismi ed i processi applicati. Il ragionevole dovere di diligenza è al centro delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, adottate all’unanimità dal Consiglio dei diritti umani nel 2011. Se le Camere federali approvassero la mozione, la Svizzera fornirebbe un contributo decisivo all’applicazione di queste Linee guida. Questo sarebbe coerente con il nostro paese in quanto sede dell’ONU ed anche sede di numerose multinazionali.
 
“Diritto senza frontiere” chiede alle Camere federali di confermare la via tracciata dalla CPE-N.

Symposium 2014

Veröffentlicht am 28/07/2014

 

Mardi 16 septembre, 13h – 17h30, Naturhistorisches Museum, Berne

Economie et droits humains : limites de l’autorégulation

Lorsque des multinationales suisses parlent de droits humains et d’environnement, elles font souvent référence à leurs brochures sur la « responsabilité sociale » ou à leur participation à l’une ou l’autre des nombreuses initiatives volontaires pour la « durabilité », la « conformité sociale » ou la « sécurité et les droits humains ». Pourtant, les médias font régulièrement état de violations des droits humains et des droits du travail par des entreprises suisses. Le symposium annuel de « Droit sans frontières » portera sur les limites systémiques des engagements volontaires et les difficultés concrètes de leur application, à travers des exemples de cas.

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Rapporto di diritto comparato del Consiglio federale: Posizione e critica

Veröffentlicht am 04/07/2014

Come reazione alla petizione di “Diritto senza frontiere” ed alla prima rivendicazione, la Commissione degli affari esteri del Consiglio nazionale ha adottato in ottobre 2012 il postulato 12.3980 che chiede uno studio di diritto comparato sul dovere di diligenza delle imprese. Il Consiglio nazionale l’ha adottato durante la sessione di primavera 2013. Il 28 maggio 2014, in adempimento del postulato, il Consiglio federale ha pubblicato il Rapporto di diritto comparato – Meccanismi di diligenza in materia di diritti umani e di ambiente per le attività d’imprese svizzere all’estero, accompagnato da una valutazione realizzata dall’Istituto svizzero di diritto comparato (ISDC). Con questo concretizza anche la raccomandazione no. 12 del Rapporto di base sulle materie prime (27.03.2013), nel quale il Consiglio federale esprime la sua intenzione di esaminare se la Svizzera deve adattare la sua legislazione sul dovere di diligenza.

Scaricare ora l’analisi di Diritto senza frontiere in francese o in tedesco.

Rapporto del Consiglio federale

Veröffentlicht am 02/06/2014

«Il Consiglio federale nomina i problemi, conosce la soluzione ma ignora la sua applicazione»

Comunicato stampa del 28 maggio 2014 di «Diritto senza frontiere».

Il Consiglio federale ha pubblicato oggi il  rapporto richiesto dal postulato 12.3980, in risposta alla petizione “Diritto senza frontiere”, che richiedeva spiegazioni sulle possibilità di obbligare le imprese ad una diligenza in materia di diritti umani e d’ambiente. Per il Consiglio federale esiste un bisogno d’agire ed è immaginabile l’ancoraggio nella legge di un tale dovere di diligenza. Ora tocca al Parlamento esprimersi.

Le multinazionali vengono regolarmente citate dai media. L’emissione “Rundschau” (SRF) ha recentemente mostrato come la filiale di Glencore Mopani, che sfrutta una miniera di rame in Zambia, danneggi gli esseri umani e l’ambiente con emissioni di diossido di zolfo, quasi quaranta volte superiori alle norme dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). In questa regione, le malattie ai polmoni sono molto diffuse ed il tasso di mortalità è alto. Questi casi mostrano che le violazioni dei diritti umani e dell’ambiente da parte delle imprese sono una realtà. E’ per questo motivo che “Diritto senza frontiere” chiede regole vincolanti per le multinazionali svizzere.

La Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha reagito alla petizione “Diritto senza frontiere” – consegnata con 135'000 firme – con un postulato che richiede un rapporto sulle possibilità di obbligare le imprese ad un dovere di diligenza in materia di diritti umani e d’ambiente. La diligenza ragionevole è lo strumento chiave delle Linee direttive dell’ONU adottate all’unanimità nel 2011 dal Consiglio dei diritti umani. Il Consiglio federale ha pubblicato oggi il suo rapporto, nel quale riconosce il bisogno di agire: “La densità delle imprese multinazionali con sede in Svizzera è particolarmente alta. Si può allora chiedersi se la Svizzera non dovrebbe assumere un ruolo di precursore in materia di applicazione delle Linee direttive delle Nazioni Unite relative alle imprese ed ai diritti umani”.

La Svizzera ha dunque “una grande responsabilità in materia di rispetto dei diritti umani e di protezione dell’ambiente, in particolare rispetto ai paesi che non rispettano sufficientemente i principi dello Stato di diritto”. Il Consiglio federale riconosce la pertinenza di una combinazione di misure vincolanti e non vincolanti e nota, sul piano nazionale ed internazionale, “una tendenza a più trasparenza ed ad un rafforzamento della responsabilità diretta delle imprese per quanto riguarda l’impatto delle loro attività sui diritti umani e l’ambiente”.
Per la prima volta, il Consiglio federale espone diverse piste per ancorare nella legislazione un tale obbligo di diligenza e/o un obbligo di reporting per le imprese. La variante più impegnativa agli occhi del Consiglio federale – “Attribuzione e obbligo del consiglio d’amministrazione + obbligo di reporting + controllo esterno” – rappresenta il minimo assoluto per “Diritto senza frontiere”. Tutte le altre proposte rischiano in effetti di portare a principi dichiarativi senza impatto reale.

“Diritto senza frontiere” accoglie favorevolmente l’orientamento strategico realizzato dal Consiglio federale e il riconoscimento fondamentale di regole vincolanti: “Ammettendo che la Svizzera debba adottare una combinazione di misure vincolanti e non vincolanti in materia, si riconoscerebbe una responsabilità della Svizzera nel promuovere attivamente l’applicazione dei diritti umani e la protezione dell’ambiente”. E’ invece deplorevole che il Consiglio federale si limiti a “basi necessarie all’elaborazione di proposte legislative concrete”, senza compiere il passo logico successivo verso un’applicazione dell’ancoraggio legale del dovere di diligenza.

Ora tocca al Parlamento. Da parte di “Diritto senza frontiere”, la preparazione di un’eventuale iniziativa popolare su questa questione è molto avanzata. Si tratterebbe appunto della prevenzione delle violazioni dei diritti umani e dell’ambiente attraverso un obbligo di diligenza per le attività all’estero, sottolineando la responsabilità delle case madri in Svizzera per l’insieme della catena d’approvvigionamento.

Comunicato stampa in francese o in tedesco

Comunicato stampa del Consiglio federale

Multinazionali: diritto d’accesso alla giustizia violato

Veröffentlicht am 23/05/2014

Pubblicato il: 10. 05. 2014 

Quando al Sud una vittima di violazioni commesse da multinazionali del Nord non può ottenere riparazione, dovrebbe poter sporgere denuncia nel paese d’origine dell’impresa. Ogni giorno persone e comunità nel mondo sono toccate dalle attività di multinazionali, tra cui alcune hanno sede in Svizzera. Il loro ambiente è inquinato, la loro salute è messa in pericolo, i loro diritti umani sono calpestati. Secondo il Patto II dell’ONU relativo ai diritti civili e politici, le vittime hanno il diritto di accedere alla giustizia e di ottenere risarcimento (art. 2). Questa disposizione è stata rinforzata dalle Linee guida dell’ONU su imprese e diritti umani (2011), che impone agli Stati di offrire vie di “ricorso effettivo” (Principio 25). Studio recente. Articolo di Michel Egger:

http://www.alliancesud.ch/it/politica/multinazionali/multinazionali-e-diritti-umani-diritto-accesso-alla-giustizia-violato

Materie prime: nessuna vera novità

Veröffentlicht am 20/05/2014

Il Consiglio federale ha informato oggi sull’applicazione delle diciassette raccomandazioni formulate nel suo rapporto sulle materie prime. Le raccomandazioni che sono interessanti per Diritto senza frontiere non sono ancora realizzate.

Diverse organizzazioni membre di “Diritto senza frontiere” hanno pubblicato una presa di posizione.

Swissaid: SWISSAID esige maggiore trasparenza ed un quadro legale chiaro (in francese) http://www.swissaid.ch/fr/matieres-premieres-cadre-legal-clair

Dichiarazione di Berna: Il (piccolo) rapporto sulle materie prime del Consiglio federale loda lo status quo (in francese) http://www.evb.ch/fr/p25021934.html

Scandalo dell'oro: l'obbligo di diligenza in materia di diritti umani non deve essere volontario

Veröffentlicht am 05/11/2013

Comunicato stampa di “Diritto senza frontiere”

“Diritto senza frontiere” esamina la possibilità di un’iniziativa popolare.

Come annunciato ieri, il  TRIAL – l’associazione svizzera contro l’impunità – ha depositato presso il Ministero pubblico della Confederazione una denuncia penale contro la raffineria di oro Argor-Heraeus SA. L’impresa si sarebbe resa colpevole di riciclaggio d’oro depredato da una zona di conflitto armato. Il caso dimostra in maniera esemplare che non bisogna lasciare alle sole imprese il diritto di scegliere se e come intendono valutare preventivamente i rischi dei diritti umani. La coalizione “Diritto senza frontiere” chiede al Consiglio federale di agire finalmente ed esamina la possibilità di lanciare un’iniziativa popolare.

Tra il 2004 ed il 2005, Argor-Heraeus SA avrebbe raffinato circa 3 tonnellate d’oro depredato nella Repubblica democratica del Congo (RDC) da un gruppo armato che finanzia le sue operazioni con il traffico di quest’oro. Secondo il TRIAL, la raffineria sapeva o avrebbe dovuto presumere che il minerale proveniva dal saccheggio, dunque da un crimine di guerra. Lo stesso direttore generale Erhard Oberli dichiarava, in giugno, alla radio della RTS : “Siamo stati forse troppo ingenui prendendo senza riserva per oro colato le garanzie del nostro cliente, che disponeva d’altronde di documenti scritti”. Le prove raccolte e presentate ieri dal TRIAL dimostrano la leggerezza con la quale l’impresa ha agito in un ambito ad alto rischio come l’oro africano. Non solamente la situazione nella RDC e le vie indirette ed apprezzate via Uganda erano sufficientemente conosciute, ma persino la menzione “Origine: RD Congo” figurava sui documenti d’esportazione dall’Uganda.

Argor-Heraeus si felicita oggi di avere “imparato molto” da quest’affare. Anche se così fosse, non è accettabile che ogni impresa debba prima fare le sue proprie esperienze violando i diritti umani. L’obbligo di diligenza necessaria verso tali rischi all’estero non deve più restare un’opzione volontaria, ma diventare uno standard vincolante.

Il Consiglio federale dovrebbe, entro la fine dell’anno, trarre le sue conclusioni da un rapporto richiesto dal Consiglio nazionale (postulato della CPE-N 12.3980). L’obbligo di diligenza (due diligence, secondo la definizione fornita da John Ruggie) in materia di diritti umani non deve rappresentare un esercizio libero, ma diventare un dovere ed un’evidenza. “Diritto senza frontiere” chiede al Consiglio federale di non prendere mezze misure e di proporre un obbligo di diligenza per tutti i settori, classificati secondo i rischi. Nel caso contrario, la coalizione non esclude il lancio di un’iniziativa popolare – chiarimenti sono attualmente in corso.

Giustizia internazionale Diritti umani. Storia. Memoria. Prospettive.

Veröffentlicht am 03/09/2013

L’atis, l’associazione ticinese degli insegnanti di storia, organizza per i dieci anni di attività un ciclo di incontri dal titolo «Giustizia internazionale Diritti umani. Storia. Memoria. Prospettive». Il Forum, che si compone di tre incontri serali, di un’esposizione e di un convegno storico, si svolge al Liceo cantonale di Lugano 1, Viale Carlo Cattaneo 4.

Programma dettagliato degli eventi

CPE-S sospende il dossier 'Diritto senza frontiere"

Veröffentlicht am 02/09/2013

La CPE-S si è nuovamente occupata della petizione «Diritto senza frontiere. Chiare regole per le multinazionali svizzere in tutto il mondo». Il 20 giugno 2013 il Consiglio degli Stati aveva incaricato la Commissione di elaborare un'iniziativa o un intervento su quanto richiesto dalla petizione. Con 6 voti contro 6 e un'astensione e il voto decisivo del presidente la CPE-S ha deciso di sospendere il dossier. La maggioranza della Commissione vuole attendere il rapporto di diritto comparato, postulato 12.3980 della CPE-N, onde evitare doppioni.

Fonte: comunicato stampa della CPE-S (Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati)

Decisione ragionevole del Consiglio degli Stati

Veröffentlicht am 24/06/2013

Il Consiglio degli Stati rinvia la petizione alla CPE

Il Consiglio degli Stati ha trattato oggi la petizione “Diritto senza frontiere” e ha seguito la proposta di una minoranza della sua Commissione di politica estera (CPE) che chiede di rinviare la petizione alla CPE affinché possa elaborare un intervento parlamentare corrispondente. “Diritto senza frontiere” saluta favorevolmente questa decisione della Camera alta e chiede alla CPE di presentare rapidamente una proposta.

 La coalizione “Diritto senza frontiere” ha depositato in giugno dell’anno scorso una petizione con 135'285 firme, che chiede al Consiglio federale ed al Parlamento d’introdurre disposizioni legali che obblighino le multinazionali domiciliate in Svizzera a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali ovunque nel mondo. Si tratta anche di permettere alle persone interessate di avere accesso alla giustizia ed a risarcimenti.

La petizione è stata discussa nelle due Commissioni di politica estera ed il Consiglio nazionale ha accettato un postulato della sua CPE che esige uno studio di diritto comparato sugli obblighi di diligenza delle imprese. Oggi, il Consiglio degli Stati ha deciso – con 16 voti contro 15 – di seguire la proposta minoritaria della sua CPE e di rinviare la petizione alla Commissione incaricata  dell’esame preliminare con il mandato di elaborare un intervento parlamentare che tenga conto delle preoccupazioni della petizione.

« Diritto senza frontiere » saluta favorevolmente questa decisione ragionevole del Consiglio degli Stati. Il dibattito pubblico, la base molto ampia della campagna e le oltre 135'000 firme della petizione hanno manifestamente contribuito al fatto che il Consiglio degli Stati riconosca oggi la necessità di agire nell’ambito dell’economia e dei diritti umani. “Diritto senza frontiere” spera che la CPE del Consiglio degli Stati riconsidererà la proposta minoritaria di postulato che aveva rifiutato, e portata oggi da Liliane Maruy-Pasquier (PS/GE). Questo postulato chiedeva la realizzazione di un rapporto sulle possibilità di facilitare l’accesso alla giustizia per le vittime di violazioni dei diritti umani commesse da imprese svizzere. Questo sarebbe un modo per affrontare seriamente il terzo principio fondamentale del quadro di riferimento dell’ONU relativo all’economia ed ai diritti umani (principio no 3 : “Access to remedy”, accesso alla giustizia).

Signor Schneider-Ammann, tenga le multinazionali al guinzaglio!

Veröffentlicht am 23/01/2013

Le immagini dell’azione di oggi a Davos possono essere scaricate qui.

I passanti, tra cui alcuni partecipanti al WEF ed alcuni sciatori, hanno utilizzato oggi l’azione della coalizione «Diritto senza frontiere» per richiamare letteralmente il Consigliere federale Johann Schneider-Amman ad assumersi le sue responsabilità. Tirando la sua cravatta, l’hanno richiamato – insieme al Consiglio federale – al suo dovere di tenere al guinzaglio le multinazionali e a far in modo che rispettino i diritti umani e l’ambiente dappertutto nel mondo. Parallelamente, migliaia di persone hanno inviato un messaggio elettronico di promemoria al Ministro dell’economia ed al Ministro degli affari esteri Didier Burkhalter.

Anche quest’anno, membri di governo e capi d’impresa si riuniscono al Forum economico mondiale di Davos per dibattiti, atelier e discussioni informali. Il tema di quest’edizione è la «resistenza dinamica», ma i rischi che rappresentano le violazioni dei diritti umani o i danni ambientali non figurano ancora nel programma. Il Consiglio federale è presente in modo marcato al WEF con sei dei suoi membri.

La Svizzera ha una responsabilità particolare in materia di rispetto dei diritti umani e dell’ambiente da parte delle multinazionali. Numerose tra loro vi hanno in effetti la loro sede. Alcune figurano regolarmente nell’attualità perché violano i diritti umani e del lavoro o perché danneggiano l’ambiente.

Sette mesi fa, la campagna “Diritto senza frontiere” ha consegnato una petizione con oltre 135'000 firme chiedendo al Consiglio federale e al Parlamento regole vincolanti affinché le imprese con sede in Svizzera abbiano l’obbligo di rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

Già nel 2011, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha ingiunto a tutti i governi di adottare misure affinché le “‘loro” imprese rispettino i diritti umani. Mentre alcuni Stati stanno già  dibattendo su passi concreti, il Consiglio federale rimane passivo e si nasconde dietro l’« autoregolamentazione » delle imprese.

E’ per questo motivo che, in occasione del WEF, migliaia di persone –  a Davos e tramite posta elettronica –  hanno richiamato il Ministro svizzero dell’economia e l’insieme del Consiglio federale alla loro responsabilità. La popolazione è invitata, entro la fine della settimana prossima, ad inviare un messaggio al capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE) Schneider-Ammann ed al capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Burkhalter, pregandoli di tenere finalmente le multinazionali al guinzaglio. Non è mai troppo tardi, infatti, per fare un buon proposito per il nuovo anno.

La Commissione riconosce l’importanza della nostra petizione per le imprese ed i diritti umani

Veröffentlicht am 30/10/2012

La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha deciso di continuare il dibattito sulla petizione “Diritto senza frontiere” con ulteriori approfondimenti. “Diritto senza frontiere” accoglie favorevolmente questo approccio che dimostra che la Commissione ha riconosciuto la necessità di approfondire l’analisi e la discussione nell’ambito dei diritti umani e delle imprese.

Comunicato stampa della CPE (in francese)

Comuicato stampa di Diritto senza frontiere (in francese)

 

Signor Schneider-Ammann, tenga le multinazionali al guinzaglio!

Le immagini dell’azione di oggi a Davos possono essere scaricate qui.

I passanti, tra cui alcuni partecipanti al WEF ed alcuni sciatori, hanno utilizzato oggi l’azione della coalizione «Diritto senza frontiere» per richiamare letteralmente il Consigliere federale Johann Schneider-Amman ad assumersi le sue responsabilità. Tirando la sua cravatta, l’hanno richiamato – insieme al Consiglio federale – al suo dovere di tenere al guinzaglio le multinazionali e a far in modo che rispettino i diritti umani e l’ambiente dappertutto nel mondo. Parallelamente, migliaia di persone hanno inviato un messaggio elettronico di promemoria al Ministro dell’economia ed al Ministro degli affari esteri Didier Burkhalter.

Anche quest’anno, membri di governo e capi d’impresa si riuniscono al Forum economico mondiale di Davos per dibattiti, atelier e discussioni informali. Il tema di quest’edizione è la «resistenza dinamica», ma i rischi che rappresentano le violazioni dei diritti umani o i danni ambientali non figurano ancora nel programma. Il Consiglio federale è presente in modo marcato al WEF con sei dei suoi membri.

La Svizzera ha una responsabilità particolare in materia di rispetto dei diritti umani e dell’ambiente da parte delle multinazionali. Numerose tra loro vi hanno in effetti la loro sede. Alcune figurano regolarmente nell’attualità perché violano i diritti umani e del lavoro o perché danneggiano l’ambiente.

Sette mesi fa, la campagna “Diritto senza frontiere” ha consegnato una petizione con oltre 135'000 firme chiedendo al Consiglio federale e al Parlamento regole vincolanti affinché le imprese con sede in Svizzera abbiano l’obbligo di rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

Già nel 2011, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha ingiunto a tutti i governi di adottare misure affinché le “‘loro” imprese rispettino i diritti umani. Mentre alcuni Stati stanno già  dibattendo su passi concreti, il Consiglio federale rimane passivo e si nasconde dietro l’« autoregolamentazione » delle imprese.

E’ per questo motivo che, in occasione del WEF, migliaia di persone –  a Davos e tramite posta elettronica –  hanno richiamato il Ministro svizzero dell’economia e l’insieme del Consiglio federale alla loro responsabilità. La popolazione è invitata, entro la fine della settimana prossima, ad inviare un messaggio al capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE) Schneider-Ammann ed al capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Burkhalter, pregandoli di tenere finalmente le multinazionali al guinzaglio. Non è mai troppo tardi, infatti, per fare un buon proposito per il nuovo anno.




La Commissione riconosce l’importanza della nostra petizione per le imprese ed i diritti umani

La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha deciso di continuare il dibattito sulla petizione “Diritto senza frontiere” con ulteriori approfondimenti. “Diritto senza frontiere” accoglie favorevolmente questo approccio che dimostra che la Commissione ha riconosciuto la necessità di approfondire l’analisi e la discussione nell’ambito dei diritti umani e delle imprese.

Comunicato stampa della CPE (in francese)

Comuicato stampa di Diritto senza frontiere (in francese)


Che cosa succede a 'Diritto senza frontiere'?

Desidera conoscere le attività organizzate nell'ambito della campagna 'Diritto senza frontiere' nella Svizzera italiana? Qui di seguito troverete tutte le conferenze, tavole rotonde, dibattiti e manifestazioni.
Ha voglia di raccogliere firme? Non esiti ad iscriversi direttamente presso info@dirittosenzafrontiere.ch


Economia e diritti umani

Amnesty International organizza una serata di discussione sul tema economia e  diritti umani con Dick Marty e Pietro Veglio . I due conferenzieri apriranno la serata esponendo i loro punti di vista per poi dialogare con il pubblico sulle tematiche emerse. 

Giovedì 10 maggio - Ore 20.15, Università della Svizzera Italiana, Lugano; Palazzo Rosso – AULA A12

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Diritti umani calpestati - Una provincia delle Ande del Perù reclama i suoi diritti.

Il sindaco di Espinar (Perù) e le due dirigenti che lo accompagnano sono preoccupati per le conseguenze dello sfruttamento delle miniere di rame e molibdeno  da parte della multinazionale Xstrata-Glencore: inquinamento di terra e acqua, espropriazioni di terra, corruzione, violenza, ecc. 

Missione Betlemme Immensee/ InterAgire organizzano una Tavola rotonda, mercoledì 2 maggio 2012 presso la Casa del Popolo, Viale Stazione, Bellinzona, ore 20:15 

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