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Lancio dell'iniziativa per multinazionali responsabili

Veröffentlicht am 20/04/2015

Le multinazionali svizzere sono regolarmente implicate nelle violazioni dei diritti umani o nei danni all’ambiente. Per porvi fine, un’ampia coalizione di organizzazioni di politica di sviluppo, di difesa dell’ambiente e dei diritti umani ha lanciato, nel 2011, la petizione «Diritto senza frontiere». Lo scopo di questa campagna era incitare il Parlamento ed il Consiglio federale ad adottare misure affinché le imprese domiciliate in Svizzera siano tenute a rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo.

Questa rivendicazione è stata ampiamente sostenuta: oltre 135 000 persone hanno firmato la petizione «Diritto senza frontiere» ed affermato così che le misure volontarie delle imprese non bastano a proteggere i diritti umani e l’ambiente.

Il Consiglio federale ed il Parlamento tuttavia rifiutano ancora di andare oltre le iniziative volontarie. È per questo motivo che una nuova coalizione ha deciso di lanciare l’iniziativa per multinazionali responsabili – per lottare contro lo sfruttamento degli esseri umani e i danni all’ambiente da parte di imprese svizzere.

Ulteriori informazioni sull’iniziativa ed altra documentazione della campagna su www.iniziativa-multinazionali.ch

Ostinazione conservatrice blocca la responsabilità delle imprese in Parlamento

Veröffentlicht am 12/03/2015

Comunicato stampa

Berna, 11 marzo 2015

Il Consiglio nazionale rifiuta una mozione per un dovere di diligenza ragionevole

Oggi, al termine di un dibattito animato, il Consiglio nazionale ha dapprima adottato la mozione per maggiore responsabilità delle multinazionali, poi l’ha rifiutata in seguito ad una proposta di nuovo esame. Questa decisione mostra che una scarsa maggioranza del Parlamento non si cura di una politica della Svizzera rispettosa dei diritti umani ed orientata al futuro. Per «Diritto senza frontiere» è chiaro che la questione è di competenza della volontà popolare. Un’iniziativa per la responsabilità delle multinazionali sarà lanciata a fine aprile.

La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE – N) chiedeva in una mozione l’ancoraggio nella legge di un dovere di diligenza ragionevole delle imprese in materia di diritti umani e d’ambiente. La proposta orientata sulla prevenzione beneficiava di un ampio sostegno negli ambienti economici e politici. Il dibattito al Consiglio nazionale è così cominciato in maniera promettente: dopo una discussione accurata, la mozione è stata accettata con 91 voti contro 90, con il voto decisivo del presidente. Per circa un’ora e mezza, la Svizzera era pioniera in materia di responsabilità delle imprese.

Malgrado quest’ampia alleanza, la situazione si è ribaltata. La metà della destra dell’emiciclo e le lobby economiche si sono concertate, e questo ha sfociato in una proposta di nuovo esame risultato dai ranghi del PPD. Proprio prima della fine della seduta, alle 18.47, una nuova votazione si è conclusa con un rifiuto: 95 no contro 86 sì.

La decisione molto risicata del Consiglio nazionale contro maggiore responsabilità delle multinazionali, mostra due cose. Da una parte, una significativa minoranza del Parlamento pensa che la Svizzera di domani debba richiamare al proprio dovere le multinazionali. D’altra parte, le forze conservatrici che non si curano del trend internazionale verso imprese pienamente responsabili, riescono sempre ad imporsi. Questo blocco su una questione centrale dell’applicazione delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, indica che niente si muoverà in Svizzera senza una forte pressione.

Ecco perché, all’inizio di quest’anno, oltre 60 organizzazioni non governative hanno deciso di lanciare un’iniziativa per multinazionali responsabili. Una tale iniziativa popolare è più che mai necessaria e ci sono buone possibilità che ottenga un ampio sostegno. A fine aprile sarà presentata all’opinione pubblica.

Per ulteriori informazioni:

Rahel Ruch, coordinatrice Diritto senza frontiere Tel. 076 517 02 08, rahel.ruch@alliancesud.ch
Michel Egger, coordinatore Diritto senza frontiere, Tel. 079 599 97 30, michel.egger@alliancesud.ch

 

«Diritto senza frontiere» è una coalizione di oltre 50 organizzazioni di sviluppo e di diritti umani, associazioni ambientaliste e femminili, sindacati, gruppi religiosi ed associazioni di azionari critici. S’impegna in favore di regole vincolanti che obblighino le multinazionali a rispettare i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo. www.dirittosenzafrontiere.ch

 

Accesso al risarcimento: primo passo

Veröffentlicht am 27/11/2014

Comunicato Stampa
Berna, 26.11.2014

Il Consiglio degli Stati accetta il postulato della CPE sull’accesso alla giustizia

Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi il postulato 14.3663 che esige un rapporto sull’accesso al risarcimento per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese. La via è così tracciata affinché il Consiglio federale possa colmare una grave lacuna che tocca queste persone. La coalizione “Diritto senza frontiere” chiede un chiarimento rapido e completo della situazione attuale così come misure tangibili della Svizzera.

Nel 2012 è stata depositata la petizione “Diritto senza frontiere”, i cui 135'000 firmatari chiedevano che le multinazionali svizzere rispettino i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo, e che le vittime di violazioni potessero accedere alla giustizia in Svizzera. La Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha ripreso questa seconda parte della petizione nel postulato accettato oggi dal Consiglio degli Stati. Il Consiglio federale dovrà studiare le misure giudiziarie ed extragiudiziarie attuate in altri Stati affinché le persone i cui diritti umani sono stati violati da un’impresa in un paese ospite possano ottenere un accesso effettivo al risarcimento nello Stato d’origine delle imprese. Il Consiglio federale è incaricato inoltre di esaminare quali sarebbero le misure appropriate per la Svizzera.

Con l’adozione di questo postulato, il Consiglio federale ha ricevuto il mandato di analizzare in maniera approfondita il terzo pilastro delle Linee Guida dell’ONUrelative alle imprese ed ai diritti umani (“accesso alle vie legali”). E’ una necessità perché, come riconosciuto dal Consiglio federale nella sua risposta al postulato, in questo ambito vi sono ancora lacune. Un simile rapporto “fornirà informazioni aggiornate in due ambiti che in precedenza erano stati solo marginalmente presi in considerazione o considerati sotto altri punti di vista”. Per questo motivo il Consiglio federale intende integrare il rapporto nel Piano d’azione nazionale per l’attuazione delle Linee guida dell’ONU (in seguito al postulato 12.3503).

“Diritto senza frontiere” chiede al Consiglio federale di mettersi velocemente al lavoro, affinché il Piano d’azione nazionale atteso per dicembre 2014 non venga ancora posticipato. Inoltre, la coalizione aspetta un chiarimento delle lacune attuali del diritto svizzero così come misure tangibili per un miglioramento della situazione delle persone coinvolte.  

L'autoregolamentazione da sola non basta

Veröffentlicht am 18/09/2014

Comunicato stampa di «Diritto senza frontiere» Berna, 16 settembre 2014

Sia lo Stato che le imprese devono assumersi degli obblighi. Questa è la conclusione del Simposio annuale “Diritto senza frontiere” seguito da quasi 200 participanti dell’economia, della scienza e della società civile.

I diversi relatori hanno discusso i metodi per garantire che le imprese svizzere rispettino i diritti umani e l’ambiente ovunque nel mondo

Antoinette Hunziker-Ebneter, CEO di Forma Futura Invest AG ed ex presidente della Borsa svizzera, ha aperto il terzo simposio annuale della coalizione «Diritto senza frontiere» dichiarando: «C’è un dovere morale e giuridico di rispettare e promuovere i diritti umani. Questo dovere vale anche per le multinazionali e si deve poterlo far valere in via giudiziaria». Dopo queste vibranti parole di benvenuto, Elizabeth Umlas, scienziata ed esperta di lungo corso delle problematiche legate alle imprese ed ai diritti umani, ha analizzato i punti di forza e di debolezza delle iniziative volontarie. Ha affermato che le iniziative volontarie di Responsabilità Sociale e Ambientale (RSA) delle imprese possono, in alcuni casi, essere un complemento significativo alle regole giuridiche, ma che non possono sostituirle. Elizabeth Umlas ha criticato come illegittimo il lobbying delle imprese e delle associazioni economiche contro le regole vincolanti.

In seguito, Silvie Lang della campagna Clean Clothes e Philipp Jennings d’UNI Global Union hanno presentato un caso concreto: il crollo delle fabbriche tessili in Bangladesh nell’aprile 2013. Philipp Jennings ha mostrato i tragici effetti di un’insufficiente autoregolamentazione. Ha sottolineato che, con l’accordo sulla sicurezza dopo Rana Plaza, si è entrati in una nuova era, aprendo la porta a misure vincolanti. Ora esistono nel Bangladesh almeno ispettori indipendenti e un piano d’applicazione. Jennings ha chiesto perché Migros e Coop non abbiano firmato l’accordo sulla sicurezza. Silvie Lang ha fatto il collegamento con la Svizzera, ricordando che molte imprese internazionali della moda, tra le quali Charles Vögele, Triumph o Tally Weijl, hanno la loro sede in Svizzera.

Christoph Brunn dell’Oeko-Institut di Darmstadt ha presentato i risultati di IMPACT, il più importante studio europeo mai realizzato sugli effetti della RSA. Ha sostenuto un maggiore orientamento sugli effetti societari delle attività delle imprese, sia nelle RSA che nella politica. È arrivato alla conclusione che le misure volontarie e la regolamentazione vanno di pari passo.

La seconda parte del simposio è stata dedicata ad una tavola rotonda. «Conviene rivedere la nozione di rischio, passando da una definizione incentrata sull’impresa a una visione orientata sulle popolazioni toccate», ha dichiarato Elizabeth Umlas. «Un tale cambiamento è, insieme alla trasparenza sui problemi riscontrati, una delle condizioni perché la RSA porti dei frutti», ha ribadito Matthias Leisinger, Head of Corporate Responsibility di Kuoni. Frédéric Chenais, della Divisione Sicurezza umana del DFAE, ha affermato che: «Non è nell’interesse della Svizzera giocare un ruolo precursore sul piano internazionale, in quanto il pericolo che le imprese se ne vadano è troppo grande». Andreas Missbach della Dichiarazione di Berna ha risposto, esempi alla mano, che: «i progressi realizzati in materia di diritti umani e imprese sono stati realizzati perché i governi hanno preso posizione, trascinando altri Stati nella loro scia».

Per concludere, Manon Schick, direttrice di Amnesty International, ha dichiarato: «La palla è ora nel campo del Parlamento. Se le misure proposte non sono sufficienti, per la coalizione “Diritto senza frontiere” rimarrà la possibilità di scendere in campo con un’iniziativa popolare».

Passo importante per i diritti umani

Veröffentlicht am 08/09/2014

Comunicato stampa di “Diritto senza frontiere” del 2 settembre 2014

La CPE-N ha adottato una mozione per dar seguito al Rapporto di diritto comparato del Consiglio federale, chiedendo un dovere di diligenza vincolante in materia di diritti umani e d’ambiente per le imprese. “Diritto senza frontiere” accoglie favorevolmente questa perspicace decisione per i diritti umani.

Nel maggio scorso è stato pubblicato il rapporto del Consiglio federale sul dovere di diligenza delle imprese in materia di diritti umani (“Rapporto di diritto comparato”), chiesto dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N). Questo rapporto mostrava diverse possibilità per ancorare un tale obbligo nella legge. La CPE-N ha compiuto un passo logico adottando una mozione che chiede un progetto di modifica legale corrispondente nell’ambito della prossima revisione del diritto della società anonima o con un progetto distinto. È stata così posata la base per l’applicazione della petizione “Diritto senza frontiere” che è stata consegnata nel 2012 con 135'000 firme.

L’introduzione di un simile dovere di diligenza costituirebbe una misura importante per prevenire le violazioni ai diritti umani ed all’ambiente. Porterebbe le imprese ad identificare i rischi effettivi e potenziali delle violazioni, a prendere le misure richieste, ad informare sui meccanismi ed i processi applicati. Il ragionevole dovere di diligenza è al centro delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, adottate all’unanimità dal Consiglio dei diritti umani nel 2011. Se le Camere federali approvassero la mozione, la Svizzera fornirebbe un contributo decisivo all’applicazione di queste Linee guida. Questo sarebbe coerente con il nostro paese in quanto sede dell’ONU ed anche sede di numerose multinazionali.
 
“Diritto senza frontiere” chiede alle Camere federali di confermare la via tracciata dalla CPE-N.

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